correva l’anno….in valceno

 

Attraverso articoli tratti dalla stampa d’epoca presenteremo, periodicamente, notizie, fatti di cronaca ormai dimenticati che interessarono il nostro territorio durante i primi decenni del XX secolo.
A cura di Giuseppe Beppe Conti.
(Per informazioni e chiarimenti): mail beconti@libero.it – FB Giuseppe Beppe Conti

NOTIZIE TRATTE DAI GIORNALI DELL’EPOCA
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CORREVA L’ANNO…………….. IN VALCENO. (N.4/20 luglio 2014)
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GAZZETTA DI PARMA 5 FEBBRAIO 1928

I RAPINATORI DI BARDI
L’ARRESTO DI UN MILANESE

Anno 1928. Bardi teatro di alcune rapine. I Carabinieri indagano!!!!

GAZZETTA DI PARMA 5 FEBBRAIO 1928
“I RAPINATORI DI BARDI”

 

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LA CRONACA:

In questi ultimi tempi la zona montana di Bardi, grosso centro del nostro Appennino, è stato teatro di numerose rapine. Preoccupate di ciò le autorità di P.S. hanno prontamente disposto operazioni di polizia battendo incessantemente tutta la zona e procedendo all’arresto di numerose persone sospette. La prima vittima dei rapinatori fu il negoziante di bestiame Giuseppe Gambarini, di Bardi. Percorreva costui, una sera, la strada mulattiera che doveva condurlo alla propria abitazione quando, attraverso una località deserta, veniva aggredito da alcuni sconosciuti, bastonato e depredato del portafogli contenente 4500 lire. Dopo alcuni giorni di un’altra grave rapina diceva di essere rimasto vittima tale Eugenio Carpanini pure di Bardi. Costui mostrava anche il cappello perforato da un proiettile. Il contadino Amedeo Mancini veniva anch’egli fermato da alcuni malviventi, ma non avendo con se ne denaro ne effetti di valore, veniva lasciato proseguire per la sua strada. Le indagini dei Carabinieri di Salsomaggiore portavano all’arresto del Carpanini, sospettato non solo di avere simulato la rapina a proprio danno, ma di essere l’autore dell’aggressione al negoziante Gambarini. Le frequenti battute compiute dai Carabinieri nelle notti scorse, attraverso strade quasi impraticabili, finalmente portarono all’arresto del pregiudicato milanese Luigi Maderna, di anni 26, residente a Milano in Via Cornacina 25. A carico di costui è stato assodato essere pendente anche un mandato di cattura spiccato dal giudice istruttore di Milano. Il Maderna è risultato autore di varie rapine perpetrate nel Bardigiano. Egli ha pure truffato di 500 lire a tale Giovanni Bottarini di Bardi, ed è ritenuto l’autore di un incendio doloso appiccato alla casa colonica di tale Antonio Bracchi, di anni 51, in una frazione del Comune. Il pericoloso pregiudicato è stato tradotto a Milano e passato alle carceri di San Vittore.

FINE

 

 

 

 

 

 

 

CORREVA L’ANNO…………….. IN VALCENO. (N.1 – 09 Giugno 2014) NOTIZIE TRATTE DAI GIORNALI DELL’EPOCA ANNO 1927 LA DRAMMATICA VICENDA DEL “PAZZO DI VARSI”. (PRIMA PARTE) In data odierna inizia la rubrica “Correva l’anno……………in Valceno”. Attraverso articoli tratti dalla stampa d’epoca presenteremo, periodicamente ed in alternanza con le recensioni di “valcenolibri”, notizie, fatti di cronaca ormai dimenticati che interessarono il nostro territorio durante i primi decenni del XX secolo. A cura di Giuseppe Beppe Conti. (Per informazioni e chiarimenti): mail beconti@libero.it – FB Giuseppe Beppe Conti ******************************************************************************** GAZZETTA DI PARMA 8-9-10 LUGLIO 1927 LA DRAMMATICA VICENDA DEL “PAZZO DI VARSI”. (PRIMA PARTE) Il quotidiano Gazzetta di Parma iniziò il giorno 8 luglio 1927 ad occuparsi delle tragiche vicende legate a Giacomo Giordani da Contile e, per alcuni giorni, il cronista (L.F.) seguì i sanguinosi avvenimento che si svolsero tra i comuni di Varsi e Bardi mentre la popolazione era sempre più allarmata e spaventata. GAZZETTA DI PARMA 8 LUGLIO 1927 “Le terrorizzanti gesta del Pazzo di Varsi” “La caccia al fuggitivo rifugiatosi nei boschi di Contile.” LA CRONACA: La piccola frazione di Contile, sperduta sui monti di Varsi e il paese stesso di Varsi, sono ancora sotto l’impressione prodotta dalle gesta del “pazzo” di Contile il vecchio sessantenne Giacomo Giordani. Il vecchio conduceva una vita solitaria e strana e non voleva avere relazioni con nessuno. In America egli aveva dato segni di alienazione mentale, e pare sia stato anche rinchiuso in manicomio. Il Giordani non varcava mai i confini del suo poderetto, e da qualche tempo per di più, minacciava col fucile quanti si avvicinavano alla sua proprietà. Lunedì scorso alcuni buoi pascolavano nel fondo attiguo a quello del vecchio. Tre di essi che si erano avvicinati ad una siepe di confine furono presi a fucilate dal Giordani. Uno degli animali fu decapitato dal pazzo…………………Naturalmente i proprietari delle bestie, giustamente risentiti, si recavano a Varsi, denunciando ai RR.CC. il fatto. Il brigadiere Caimano, comandante la stazione, dava in seguito a ciò, disposizioni perché al mattino seguente due suoi militi si recassero a Contile dal Giordani per appurare la veridicità della denuncia a suo carico. Senonché verso le ore nove, quando il vecchio si accorse della presenza dei carabinieri nei pressi della sua casa, correva ad armarsi del fucile da caccia, e senz’altro sparava due colpi contro i tutori dell’ordine. I due militi imbracciarono i moschetti rispondendo al fuoco. Il Giordani però si era già rinchiuso in casa, e malgrado le intimidazioni, si rifiutava di lasciarsi arrestare. I due carabinieri piantonarono allora la casa del pazzo mentre andarono a chiamare i rinforzi. Alle ore 13 giungevano sul posto il brigadiere Caimano e un altro carabiniere…………………………All’intimidazione di arrendersi, il Giordani sporgeva da un pertugio della finestra la canna del fucile e si dava nuovamente a far fuoco contro la forza pubblica sparando numerosi colpi. Il carabiniere Mari Remigio, nativo di Langhirano, cadeva al suolo colpito al petto. Un altro carabiniere restava ferito al viso. I feriti venivano pietosamente soccorsi dai contadini del luogo. L’indignazione di essi aveva raggiunto il colmo e dopo aver provveduto al momentaneo ricovero dei feriti, con delle latte di petrolio appiccavano il fuoco alla casa del Giordani. Questi vistosi accerchiato tra il divampar delle fiamme imbracciava il fucile presentandosi sulla porta di casa. Altri colpi d’arma da fuoco, venivano da lui sparati………………Cosicché nel naturale scompiglio prodotto dagli spari, il pazzo riusciva ad aprirsi la strada, fuggendo per i monti e trovando così rifugio tra i boschi del Monte Dosso…………………….. Sono stati inviati a Varsi, dal capitano Missale, comandante la stazione esterna dei RR.CC. di Parma, rinforzi per la caccia al Giordani iniziata dai carabinieri di Varsi. Si sono uniti ai militi anche diversi coraggiosi uomini del luogo. Fino a stanotte a tarda ora, il pazzo non era ancora stato catturato. FINE PRIMA PARTE

LA DRAMMATICA VICENDA DEL “PAZZO DI VARSI”. (SECONDA PARTE) Continua la rubrica “Correva l’anno……………in Valceno”. Attraverso articoli tratti dalla stampa d’epoca presenteremo, periodicamente ed in alternanza con le recensioni di “valcenolibri”, notizie, fatti di cronaca ormai dimenticati che interessarono il nostro territorio durante i primi decenni del XX secolo. A cura di Giuseppe Beppe Conti. (Per informazioni e chiarimenti): mail beconti@libero.it – FB Giuseppe Beppe Conti ******************************************************************************** GAZZETTA DI PARMA 8-9-10 LUGLIO 1927 LA DRAMMATICA VICENDA DEL “PAZZO DI VARSI”. (SECONDA PARTE) Il quotidiano Gazzetta di Parma continuò il giorno 9 luglio 1927 ad occuparsi delle tragiche vicende legate a Giacomo Giordani da Contile e, per alcuni giorni, il cronista (L.F.) seguì i sanguinosi avvenimento che si svolsero tra i comuni di Varsi e Bardi mentre la popolazione era sempre più allarmata e spaventata. GAZZETTA DI PARMA 9 LUGLIO 1927 “La caccia al pazzo di Varsi continua senza soste” “La frazione di Contile teatro di una battaglia fra carabinieri e il vecchio folle.” LA CRONACA: Il pazzo di Varsi non è ancora stato catturato. E se ne parla a Varsi, fra le case allacciate al fianco di un verde monte, con un certo senso di sbigottimento. Le gesta del pazzo hanno turbato la tranquilla e uguale vita del paese appenninico…………………………..Potrebbe essere nei monti lontani che appena si delineano all’orizzonte perlaceo, come potrebbe essere a pochi chilometri dal paese, per tenere d’occhio Varsi e Contile ad un tempo. C’era una persona sola in paese con la quale lui parlava: il procaccia………..Verrebbe voglia di pensare d’avere una spiegazione a questa inusitata gentilezza del vecchio misantropo e pazzoide. Egli riceveva ogni mese dall’America, dove a Boston ha la sua famiglia, mille lire. Forse che il procaccia fosse così puntuale a recapitargli il vaglia da cattivarsi le sue simpatie?………………………………….Giacomo Giordani, con 57 anni sulle spalle, alto, robusto, la pelle bronzea, lo sguardo tagliente, viveva lassù nella sua casetta ad un piano, cinta da una folta siepe, e isolata da tutte……………………..Tornava dall’America dunque. Vi era andato nell’ottobre del 1909, con la moglie, e non si sa quanti figli……………………………… Pare che in America, non si sa in che frangente, il Giordani si fosse macchiato di un omicidio. La vittima: un “policeman”. Così le voci che corrono. Lo si sarebbe poi internato in un manicomio riscontrandogli segni di forte alterazione mentale. Rilasciato dal manicomio, i parenti lo avrebbero imbarcato per il suo paese……………………………………………………………………………………… I montanati indignati per il ferimento dei carabinieri, erano andati alla ricerca di latte di petrolio. Tornati su con il combustibile, lo spargevano sul fienile del Giordani e vi davano fuoco. Lo spettacolo era fantastico. Alte fiamme attorniavano la casa, il vecchio sparava dalle finestre; i carabinieri rispondevano da dietro le siepi……………………………………………Ad un certo punto quando ormai cominciavano a crollare le travi del tetto, il vecchio balzò da una finestra del primo piano e di corsa prese per una strada che si inoltrava nei boschi. Il brigadiere Caimano lo aveva scorto. Girando dietro la casa con un animoso giovane del luogo, Cenni Giovanni e il parroco don Eugenio Moruzzi, si diresse di corsa verso la strada che aveva preso il Giordani con la intenzione di affrontarlo. ………….Il pazzo sempre corrrendo verso il folto del bosco, si voltava a sparare ai suoi inseguitori. Poi, quando meno costoro se lo aspettavano, saltò in un picoclo burrone e scomparve. Da allora non lo si è più visto……………………………………………….Sono giunti rinforzi ai carabinieri del luogo: militi da Salsomaggiore e da Pellegrino. Nello scambio di fucilate fra i carabinieri e il pazzo sono rimasti feriti anche due contadini di Contile, Castagnoli Giovanni e Sanviti. Si sa che è molto pratico dei monti vicini essendo nato in una frazione di essi: Viezzola…………….come si pensa che si sia diretto a Ruparti di Bardi dove ha dei parenti…………….A Contile dicono che al tramonto pochi montanari siano fuori di casa. Questa notte un’altra pattuglia dei carabinieri, sotto la guida di una carabiniere di Contile, in licenza certo Pellegrini Giovanni, si è inoltrata nei boschi. Con le fiaccole accese. Punti rossi che vanno nella notte. (L.F.) FINE SECONDA PARTE (Nella terza ed ultima parte il tragico finale a Bardi tra inseguimenti e sparatorie in stile “Vecchio Far West”).
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LA DRAMMATICA VICENDA DEL “PAZZO DI VARSI”.
(TERZA PARTE)

Il quotidiano Gazzetta di Parma terminò il giorno 10 luglio 1927 la cronaca delle tragiche vicende legate a Giacomo Giordani da Contile, il cronista (L.F.), per tre giorni, seguì i sanguinosi avvenimenti che si svolsero tra i comuni di Varsi e Bardi mentre la popolazione era sempre più allarmata e spaventata.

GAZZETTA DI PARMA 10 LUGLIO 1927
“Il pazzo di Varsi ucciso a Bardi con due colpi di pistola”
L’ultima feroce lotta con i carabinieri.
LA CRONACA:
Adesso nella Valle del Ceno, fra le case vecchie e screpolate sulle rive del torrente, nelle frazioni aggrappate ai fianchi poderosi dei monti a Contile e a Varsi specialmente, i montanari respirano meglio. Il grande peso che li opprimeva se ne è andato; la paura della ricomparsa del folle vecchio di Contile Giacomo Giordani. Il pazzo è caduto ieri a sera qui a Bardi con due pallottole nel petto. Oramai non rimane che la eco delle sue pazzie , e l’ombra tragica delle ultime battaglie sostenute con i carabinieri……………………………………….La sua avventura aveva tutto il sapore di quelle dei briganti di mezzo secolo fa, che si inabissavano nei boschi ed era difficilissimo catturarli………………
Anche ieri da Varsi, una pattuglia dei carabinieri, guidata dal carabiniere in licenza Giovanni Pellegrini di Contile era partita nel versante del Monte Dosso, opposto a Varsi alla ricerca del pazzo. Caccia difficile alla notte a dover frugare i cespugli e le macchie da cui poteva balzare a ogni momento il fuggiasco……………………………………..Ma non era stata tagliata fuori del tutto neanche Bardi per le ricerche. Si sapeva che al Poggio dei Cavacciuti, presso Bardi, il pazzo aveva dei parenti; il cognato Achille Tambini. Si era fatta l’ipotesi che egli andasse stanco, affamato, a rifugiarsi da loro. E già alcuni carabinieri erano stati a visitare la casa del Tambini dove però il pazzo non si era ancora fato vedere. I militi si erano ritirati, rientrando a Bardi, in attesa degli eventi. L’ultima battuta di questo dramma doveva però esser recitata proprio vicino a questo paese. Il vecchio Giordani ossessionato dalla sua follia aveva errato pei monti, inutilmente inseguito. Ma sentiva alle calcagna la muta che lo rincorreva…..Dopo 4 giorni e quattro notti, passati nascosto nei monti ieri sera, venerdì, andava a capitare a casa del cognato al Poggio dei Cavacciuti. Era uscito da un bosco cupo e minaccioso, con lo sguardo terribilmente acceso, ancora distante dalla casa del cognato. Si era fermato esitante. Poteva rientrare nel fitto delle piante e ricominciare la vita senza soste del fuggiasco; poteva presentarsi in casa del cognato, dove forse lo avrebbero accolto. Intanto guardava verso il Poggio come la lepre che sa di avere il cane che la rincorre e si guarda attorno prima di attraversare una strada. Il Tambini però lo aveva scorto, Egli sapeva delle ultime follie del vecchio, e come i carabinieri gli dessero la caccia. Prese quindi una pronta risoluzione. Girò dietro il poggio, entro di corsa in Bardi e fu alla caserma dei carabinieri. Ne uscirono poco dopo il maresciallo Guaitoli Valentino e il milite Rigoldi Enrico. Intanto le donne della famiglia del Tambini avevano anch’esse visto il pazzo ed erano fuggite. Il Giordani però si era diretto ugualmente alla casa del cognato e vi entrava poco dopo. Si affacciava a una finestra e guardava verso la valle. I carabinieri con un rinforzo che arrivò poco dopo accerchiarono la casa del cognato dove il pazzo si era rifugiato. Quindi il maresciallo Guaitoli ed il milite Rigoldi vi entrarono coraggiosamente. Nella prima stanza il pazzo non c’era. In una seconda entrò per primo il milite Rigoldi, mentre il maresciallo cercava nell’altra, guardando sotto il letti. Il Giordani che era nella seconda stanza, appena visto entrare il carabiniere, gridò una tremenda frase: “Mi avrete morto ma vivo no!”. Trasse dalla cintola un pugnale e balzò sul milite Rigoldi. Il carabiniere fu svelto a scansare i primi colpi, ma altri lo presero in direzione del ventre, lacerandogli la giubba e i pantaloni, un ‘altra pugnalata lo ferì alla mano. Malgrado il succedersi dei colpi il carabiniere saltò addosso al Giordani e impegnò con questi una violentissima colluttazione chiamando in aiuto il maresciallo. Il maresciallo entrò immediatamente nella stanza e scorto il pazzo alle prese con il milite ferito, levò la pistola dalla fondina, e tirò due colpi al vecchio. Il folle ferito a morte si abbatté con l’urlo di una belva. La battaglia era finita. Lo spauracchio dei montanari della valle del Ceno era morto. Il carabiniere ferito fu condotto fuori e condotto alla caserma. Il cadavere del pazzo fu adagiato in una barella fatta di rami intrecciati. Da Bardi era giunta tanta gente e il parroco don Sgorbati. La pietà dei valligiani davanti al morto, lasciava da parte lo sdegno e l’odio che aveva suscitato con le sue minacciose gesta il Giordani, e l’accompagnava verso il cimitero. Nelle ombre purpuree del tramonto, traversate dal mesto suono di una campana, il vecchio pazzo fra braccia misericordiose di Dio fu accompagnato al camposanto. Con i primi veli della notte la gente rientra alla proprie case, mentre la notizia dilaga per l’ampia valle, e i montanari si mettevano il cuore in pace.
L.F.

FINE

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CORREVA L'ANNO................. IN VALCENO. (N.2 - 22 Giugno 2014)<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />
NOTIZIE TRATTE DAI GIORNALI DELL'EPOCA<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />
ANNO 1927<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />
 LA DRAMMATICA VICENDA DEL “PAZZO DI VARSI”.<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />
(SECONDA PARTE)</p><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />
<p>Continua la rubrica “Correva l'anno...............in Valceno”.<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />
Attraverso articoli tratti dalla stampa d'epoca presenteremo, periodicamente ed in alternanza con le recensioni di “valcenolibri”, notizie, fatti di cronaca ormai dimenticati che interessarono il nostro territorio durante i primi decenni del XX secolo.<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />
A cura di Giuseppe Beppe Conti.<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />
(Per informazioni e chiarimenti): mail beconti@libero.it – FB Giuseppe Beppe Conti </p><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />
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GAZZETTA DI PARMA 8-9-10 LUGLIO 1927</p><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />
<p>LA DRAMMATICA VICENDA DEL “PAZZO DI VARSI”.<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />
(SECONDA PARTE)</p><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />
<p>Il quotidiano Gazzetta di Parma continuò il giorno 9 luglio 1927 ad occuparsi delle tragiche vicende legate a Giacomo Giordani da Contile e, per alcuni giorni, il cronista (L.F.) seguì i sanguinosi avvenimento che si svolsero tra i comuni di Varsi e Bardi mentre la popolazione era sempre più allarmata e spaventata.</p><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />
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LA CRONACA:<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />
Il pazzo di Varsi non è ancora stato catturato. E se ne parla a Varsi, fra le case allacciate al fianco di un verde monte, con un certo senso di sbigottimento. Le gesta del pazzo hanno turbato la tranquilla e uguale vita del paese appenninico…………………………..Potrebbe essere nei monti lontani che appena si delineano all’orizzonte perlaceo, come potrebbe essere a pochi chilometri dal paese, per tenere d’occhio Varsi e Contile ad un tempo. C’era una persona sola in paese con la quale lui parlava: il procaccia………..Verrebbe voglia di pensare d’avere una spiegazione a questa inusitata gentilezza del vecchio misantropo e pazzoide. Egli riceveva ogni mese dall’America, dove a Boston ha la sua famiglia, mille lire. Forse che il procaccia fosse così puntuale a recapitargli il vaglia da cattivarsi le sue simpatie?........................................Giacomo Giordani, con 57 anni sulle spalle, alto, robusto, la pelle bronzea, lo sguardo tagliente, viveva lassù nella  sua casetta ad un piano, cinta da una folta siepe, e isolata da tutte……………………..Tornava dall’America dunque. Vi era andato nell’ottobre del 1909, con la moglie, e non si sa quanti figli………………………………<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />
Pare che in America, non si sa in che frangente, il Giordani si fosse macchiato di un omicidio. La vittima: un “policeman”. Così le voci che corrono. Lo si sarebbe poi internato in un manicomio riscontrandogli segni di forte alterazione mentale. Rilasciato dal manicomio, i parenti lo avrebbero imbarcato per il suo paese………………………………………………………………………………………<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />
I montanati indignati per il ferimento dei carabinieri, erano andati alla ricerca di latte di petrolio. Tornati su con il combustibile, lo spargevano sul fienile del Giordani e vi davano fuoco. Lo spettacolo era fantastico. Alte fiamme attorniavano la casa, il vecchio sparava dalle finestre; i carabinieri rispondevano da dietro le siepi……………………………………………Ad un certo punto quando ormai cominciavano a crollare le travi del tetto, il vecchio balzò da una finestra del primo piano e di corsa prese per una strada che si inoltrava nei boschi. Il brigadiere Caimano lo aveva scorto. Girando dietro la casa con un animoso giovane del luogo, Cenni Giovanni e il parroco don Eugenio Moruzzi, si diresse di corsa verso la strada che aveva preso il Giordani con la intenzione di affrontarlo. ………….Il pazzo sempre corrrendo verso il folto del bosco, si voltava a sparare ai suoi inseguitori. Poi, quando meno costoro se lo aspettavano, saltò in un picoclo burrone e scomparve. Da allora non lo si è più  visto……………………………………………….Sono giunti rinforzi ai carabinieri del luogo: militi da Salsomaggiore e da Pellegrino. Nello scambio di fucilate fra i carabinieri e il pazzo sono rimasti feriti anche due contadini di Contile, Castagnoli Giovanni e Sanviti. Si sa che è molto pratico dei monti vicini essendo nato in una frazione di essi: Viezzola…………….come si pensa che si sia diretto a Ruparti di Bardi dove ha dei parenti…………….A Contile dicono che al tramonto pochi montanari siano fuori di casa. Questa notte un’altra pattuglia dei carabinieri, sotto la guida di una carabiniere di Contile, in licenza certo Pellegrini Giovanni, si è inoltrata nei boschi. Con le fiaccole accese. Punti rossi che vanno nella notte. (L.F.)<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />
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