L’ uomo che coltiva la terra…

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Gianluca Bonazzi L’ uomo che coltiva la terra con rispetto, come se si trattasse di ascoltarla, inizia ogni primavera a tessere una tela che cessa per San Martino o pressapoco, quando la suddetta vien lasciata riposare. E’ una tela misteriosa che l’ accompagna per tutta la vita. Ricorda e rinnova ogni anno col suo operato il gran mistero della creazione primigenia. Quindi lavorare la terra non sottolinea solo un fare, ma un creare, un’ essere, un sentire, perché la terra lavorata con rispetto lo arricchisce, restituendo se’ stessa con doni fecondi. Forse non e’ un caso se un tempo c’erano contadini e/o figli di contadini che vivevano la passione, oltre il lavoro, di creare. Il legame con la terra li formava, anche interiormente. Legno, radici, pietra arenaria, ferro battuto, il dialetto (per il teatro di stalla): creatività con le mani, con la mente, col cuore. Concreta, spontanea e conseguente, come non e’ piu’ da tempo. Era un fare poetico, senza renderli ne’ artisti e ne’ poeti. Fare/ Creare/ Essere/ Sentire. Questa tendenza all’ esprimersi sanava le ferite e le ombre procurate da una vita molto dolorosa. ‘Poesia’ deriva dal greco ‘poiesis’, che significa fare, creare. Oggi sia la poesia che il poetico son espressioni marginali, se non addirittura nulle, del nostro vivere. Esprimendo il fare, il creare, l’ essere, il sentire, esaltano il principio femminile, che ogni essere maschile dovrebbe riscoprire in se’.

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